La Torre di Foucault vuole essere un piccolo laboratorio di psico-estetica, che si propone di scoprire se, e in che misura, l'uomo è un animale autobiografico, cioè un animale che scrive la sua storia. L'emergere del postumano si pone, qui, come un fatto..
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giovedì 21 ottobre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Ma prima di accettare bisogna comprendere.
Talvolta questa comprensione è così lenta che può sembrare un’interminabile agonia, e quando al termine del nostro travaglio interiore ci accorgiamo che in ogni dolore vi è una rinascita, siamo stupiti dei nuovi orizzonti scoperti.
Altre volte poi ci siamo sentiti circondati da tenebre improvvise, ma non bisognava aver timore: è sempre la notte che feconda l’aurora. Nulla di troppo oscuro se Dio ci illumina, e non vi sono abissi quando Dio li colma.
Se infine poi per un caso doloroso qualsiasi, fossimo costretti ad una rinuncia progressiva, e definitiva delle cose esteriori, ci convinceremmo forse che ad ogni limitazione del piano fisico corrisponde un’espansione in quello dello spirito. Allora ogni rinuncia materiale si trasforma in possesso spirituale.
Comprendere quindi non è altro che allargare i limiti della propria coscienza..
Nino Salvaneschi, Consolazioni (1933)
martedì 19 ottobre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Se un giorno il dolore batte alla tua casa non gridare, non sprangare porte e finestre, ma apri.
Non dire che si è sbagliato di uscio, che non è la tua ora e che doveva andare dal vicino, ma spalanca la porta perché entri.
Dagli il posto d'onore.
Siediti vicino a lui.
Offrigli la ciotola dell'ospite atteso. E soprattutto non lamentarti: la tua voce ti impedirà di ascoltare la sua parola, dato che abbia subito qualcosa da rivelarti.
E fa attenzione, perché vicino al dolore sta sempre l'angelo invisibile e muto che ad momento esatto ti apparirà, per farti segno di curvare il capo..
Nino Salvaneschi, Consolazioni (1933)
Book therapy - Nino Salvaneschi
Non preoccuparti dunque, se quella che credi sia la felicità ti sfugge sempre, poiché è come l’orizzonte: più ti avvicini e più si allontana.
Cammina accordando il passo con la méta. Non affrettarlo per possedere le illusioni che ti precedono sempre. Non lasciarti raggiungere dai ricordi che ti sono alle calcagna. Una speranza canti battendo il passo. Non dare il ritornello al coro dei rimorsi. Non voltarti indietro se non per valutare il punto in cui ti trovi. Ai crocicchi, sosta per interpretare i segni del tuo destino; e presa una decisione non tornare indietro.
Dissetati alle fonti pure. Rallegrati di tutto ciò che vedi. Cogli le belle occasioni. Consola le anime che incontri. Rialza chi cade. Abbraccia chi soffre.
E oltrepassato il mezzo del cammino, prosegui guardando in alto: la tua méta è là..
Nino Salvaneschi, Consolazioni (1933)
lunedì 18 ottobre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Così, interpretare il nostro destino dovrebbe condurci alle soglie della felicità.
Ma forse vi sono due felicità di vario formato e ampiezza: per i cuori comuni e per i grandi cuori.
Ad esempio, Romain Rolland dice: "La felicità è conoscere i propri limiti ed amarli".
Vero, fino ad un certo punto. Se la felicità affermata dalle facili sentenze vuol dire accontentarsi della propria piccola sorte, sia. Ma non bisogna assolutamente amare questi limiti come ci appaiono.
La vera felicità sta in una continua espansione dell'anima. Bisogna allargare i propri limiti dell'amore e del dolore. Non si ama mai abbastanza. Non si soffre mai troppo.
Solo amando al di là delle nostre forze, conquistiamo la saggezza. Solo soffrendo oltre le nostre immediate possibilità, superiamo il destino.
Se infine tutti amassimo meglio e soffrissimo di più; se tutti portassimo un peso maggiore di quello che ammettiamo di poter sostenere, la vita avrebbe presto più rose che spine e il mondo diventerebbe un giardino.
Ma bisogna che l'amore impari a servire e il dolore a cantare..
Nino Salvaneschi, Consolazioni (1933)
giovedì 14 ottobre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Purtroppo molti non intendono il valore dei crocicchi. Eppure spesso, con un’insistenza veramente singolare, il destino torna a presentarci la stessa verità sotto altra veste e diversa luce. E vi è un affettuoso accoramento in questa sua insistenza, come se proprio si rattristasse che non comprendiamo.
Ma se al termine del nostro viaggio, ci accorgiamo che il destino ci ha presentato solo una volta una data occasione, notiamo anche che ci ha fatto sostare a cinque o sei determinati crocicchi, per sciogliere un caso o una passione lasciati insoluti.
I crocicchi sono dunque le pause spirituali che il ritmo troppo accelerato della vita ha ormai eliminato dalle nostre abitudini: intermezzi che dànno valore alle sinfonie.
Non per nulla, del resto, nel medioevo, ad ogni crocicchio si alzava un crocifisso per benedire le soste e la scelta, il cammino e la méta. Ora ai crocicchi vi sono le segnalazioni stradali, i depositi della benzina e i posti del telefono..
Nino Salvaneschi, Consolazioni (1933)
sabato 2 ottobre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Spesso l’anima sonnecchia per anni e anni. Talvolta cade in letargo, anche in mezzo ad un’esistenza di turbine: non sono i giorni vestiti a festa quelli in cui l’anima vive. Ma ad uno svolto improvviso, svegliata da un misterioso campanello d’allarme, si desta e comprende che quella è l’ora di andare al di là della cerchia delle cose e delle passioni immediate, alla ricerca della verità intima e profonda che ora le necessita ad ogni costo. Una sventura, una malattia, un dolore determinano quasi sempre questi bruschi risvegli.
Molte volte, del resto, la morte ci sfiora, ma non ce ne accorgiamo. Se avessimo preso quel posto, se un semplice caso non ci avesse trattenuto, se fossimo partiti quel tal giorno, la morte ci avrebbe colpiti. Il caso ci ha salvati perché non era ancora l’ora per noi.
E continuiamo a vivere senza pensarci.
Veramente, siamo come dei fanciulli che giocano nel giardino dell’incoscienza. Dovremmo invece ringraziare il destino di aver fatto deviare la morte dalla nostra strada, ricordarci che ha le ali ai piedi e le mani senza guanti. E tener sempre pronti i nostri quattro stracci..
N. Salvaneschi, Consolazioni
Non so per quale ragione, ma questa pagina di Salvaneschi, profonda e intima, mi ha richiamato alla memoria quest’altra pagina, diversa, anzi diversissima: “Dal 1930 al 1950 si diffonde la pratica della morte in ospedale. Le cerimonie e il lutto si fanno sempre più contenute[…]. Alla morte spetta ora quel tipo di censura che in precedenza era stata riservata al sesso. […] Così come il sesso viene bandito dalla sfera pubblica, la morte lo è da quella privata”.
mercoledì 22 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Se parlassimo più spesso delle cose che interessano la vita dell’anima, le sole cose che contano per il progresso vero di ognuno di noi, discuteremmo meglio del destino. Abbiamo invece progredito di poco dal giorno in cui Aurelio affermava: “Vive da solo con gli Dei chi mostra sempre l’anima soddisfatta del suo destino”.
E la Sfinge rimane ancora l’eterno quesito posto all’umanità inquieta del suo vivere.
Intanto, tutti i destini sono favorevoli per all’evoluzione della nostra vita.
Ma il destino è come il vento: quello che gonfia le vele e l’altro che rende difficile reggere il timone. E bisogna diffidare dei destini di cosiddetta fortuna.
I destini più positivi sono invece quelli contro vento: gli inquieti, i travagliati, i martoriati.
Incontrare il nostro destino è quindi certamente scritto. Accettarlo o rifiutarlo, comprenderlo o fraintenderlo, interpretarlo o lasciarlo ai piedi della Sfinge, è nostra assoluta libertà individuale.
Il vero destino dunque sta nella collaborazione intima e cosciente tra quello che ci è offerto sulle vie della vita e la nostra stessa anima..
Nino Salvaneschi, Consolazioni
martedì 21 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Vi sono anime nate sotto il segno dell’amore, e altre create per quello del dolore: quasi tutte rientrano in queste due grandi famiglie spirituali. Del resto, Novalis diceva che ogni anima è sorella della gioia e della sofferenza. Credo piuttosto che ognuna abbia i suoi giorni di gelo e le sue ore di sole. Il peso del destino le differenzia dando una luce diversa.
Credo anche che l’amore ed il dolore siano gli eterni ritmi del mondo. Entrambi possono degradarci o innalzarci, donarci le vertigini delle vette o quelle degli abissi, immergerci nella luce o piombarci nelle tenebre; entrambi divenire buoni alleati o cattivi padroni, mezzi di espansione o di limitazione, di rinuncia o di rivolta. Entrambi infine ci sono offerti dal nostro destino affinché l’anima si riconosca e si battezzi per l’eternità.
Nell’amore bisogna fare come l’ape che ama i fiori non per la loro bellezza, ma per trarne il nettare necessario al miele; nel dolore come l’ostrica che ricucire la propria ferita con una perla.
Ma se l’amore non dà miele e il dolore non mostra una perla, siamo di fronte a due surrogati dell’amore e del dolore..
Nino Salvaneschi, Consolazioni
giovedì 16 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Non vi sono dunque destini troppo oscuri o troppo umili. Vi son soltanto anime che non comprendono il loro destino. Altre che lo interpretano male. Altre infine che lo degradano.
E soprattutto non dicono mai: «Questo non ci doveva capitare». Ogni cosa destinata a noi arriva al momento voluto per darci un insegnamento, e se la via è sbarrata, si aprirà un’altra strada ad un nuovo crocicchio.
Ma tutti possiamo nobilitare il nostro destino e metterci alla ricerca della felicità. Basta scegliere i propri entusiasmi e vivere ardendo per qualcosa o per qualcuno.
Non tutti siamo dei soli capaci di rischiarare i firmamenti, ma ognuno può divenire la fiaccola che riscalda un cuore..
Nino Salvaneschi, Consolazioni
mercoledì 15 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Non vi sono destini senza significato e tutti hanno una luce.
Esistono anime che no sanno interpretare il senso nascosto del loro destino. Altre si sbagliano di prospettiva e piazzano in una sfera più lontana o più bassa quello che è veramente essenziale. Altre rifiutano di comprendere e si ribellano se il destino si rivela con un nome di sventura. Del resto, tutti diamo rilievo a persone, fatti e passioni che con lo svolgersi degli avvenimenti, ci accorgiamo appartenere ad un piano secondario o essere al di là della cerchia delle nostre possibilità spirituali.
Troppe volte siamo ciechi di fronte a situazioni, che pur trasformandosi nei dettagli, si mantengono inalterate nelle linee principali e si ripetono a diversi momenti della nostra vita con sistematica insistenza, perché appunto hanno un valore di avvertimento. Altre volte rimaniamo sordi a certi richiami che si rinnovano martellanti come un leit-motiv della nostra sinfonia vitale.
Quello che conta è valutare il nostro ritmo interno, cioè la ragione intima e profonda della vita. Non avanziamo di un passo finché non interpretiamo il nostro destino..
Nino Salvaneschi, Consolazioni.
martedì 14 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Sono il cantastorie cieco all’angolo della via. Leggi questo foglio e volta.
Non attendere la fortuna alla porta della tua casa. Forse non passerà di là: va al suo incontro cercando la verità.
Vivi nella verità, anche se sino ad oggi hai vissuto nella menzogna: solo così potrai vedere i segni del tuo destino.
Non dissetarti a tutte le fonti che trovi: la felicità sta nell’aver sempre sete.
Se il piacere ti invita per un giro di danza, puoi anche star seduto, ma se l’amore ti fa cenno, guarda se lo riconosci.
Se la sventura ti cerca, non nasconderti: qui o altrove, oggi o domani ti troverà, poiché è fatta per te. Va verso di lei, invece, e chiedile qual è l’insegnamento che ti reca.
Se il dolore ti tocca su una spalla, dagli la mano e rispondi: son qui...
Nino Salvaneschi, Consolazioni
domenica 12 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
E devo anche ammettere che da questa mia posizione in margine alla vita degli altri, faticando ogni ora per tenere il passo di tutti, ho provato una gioia inaspettata. Intanto da questo mio posto privilegiato, che ogni giorno rinnova le esperienze di fronte ad ostacoli inattesi, ho potuto vedere uomini e cose, passioni e destini sotto una luce diversa. Così spogliati delle loro vanità, svestiti delle loro febbri, arrestati in piena corsa verso le effimere méte delle felicità quotidiane, molti destini mi son parsi più chiari nei loro simboli.
D’altra parte la felicità non è nell’allargare sempre maggiormente la cerchia dei propri desideri, ma nella capacità di godere delle piccole cose che germogliano sul sentiero di ogni destino. E gli occhi corporali sanno più guardare che vedere…
Interpretare i destini e comprenderne i simboli è certo battere alla porta della verità...
Nino Salvanechi, Consolazioni.
sabato 11 settembre 2010
Book therapy - Nino Salvaneschi
Da dieci anni sono diventato cieco. Posso dire dunque che oggi nella mia vita metto per una seconda volta i pantaloni lunghi.
Da dieci anni ho incatenato la mia libertà e vivo in una casa dalla finestre chiuse. Ma ogni catena è un’ala e ogni prigione un mondo. E poi ho avuto tutto il tempo di scavare dentro di me per ritrovare ancora un po’ d’azzurro.
Così, sono venuto annotando qualche pagina che regalo a me stesso e ai miei amici per il mio compleanno di festa.
Certo: sono un cattivo esempio da non imitare, ma devo ammettere che senza questo mio destino, sarei forse su altre strade e ancora alla ricerca di me stesso. E mi sono anche accorto che la mia cecità mi permetteva di guardare con simpatia le sofferenze degli altri e vedere in faccia l’amore..
Nino Salvaneschi, Consolazioni.
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