lunedì 6 dicembre 2010

Rob Brezsny





COMPITI PER TUTTI: Che succederebbe se non ti sentissi costretto ad avere un parere su ogni questione importante? Vivi libero da opinioni per una settimana.


  1. Ariete

    21 marzo – 19 aprile

    Il fisico Stephen Hawking crede che sarebbe pericoloso entrare in contatto con creature extraterrestri. “L’arrivo degli alieni”, dice, “sarebbe come lo sbarco di Colombo in America”. Chi ha studiato le prove dell’esistenza degli ufo direbbe che l’avvertimento di Hawking arriva tardi. Alcune misteriose intelligenze non umane sono qui già da molto tempo, e il fatto che noi esistiamo ancora dimostra che non sono come iconquistadores spagnoli. A parte questo, mi meraviglio della stupidità del consiglio di Hawking. Come sa bene qualsiasi persona mediamente intelligente, esplorare l’ignoto è un prerequisito per la nostra salute mentale e spirituale. Nelle prossime settimane, Ariete, questo sarà particolarmente vero per te.
  2. Toro

    20 aprile – 20 maggio

    “A volte, anche se siamo perfettamente nel giusto, ci tremano le gambe”, ha scritto il filosofo Vasilij Rozanov. “In altri momenti, anche se siamo completamente dalla parte del torto, gli uccelli cantano nella nostra anima”. Forse per te il mese scorso è stato così, Toro, ma in questi giorni è l’esatto contrario. Se ti tremano le ginocchia, vuol dire che sei fuori centro, hai mancato il bersaglio o sei lontano dal cuore del problema. Se invece gli uccelli cantano nella tua anima, è perché hai colto la verità in tutto il suo splendore. Ma devo avvertirti: la verità non sarà semplice e trasparente, sarà opaca, contorta e caleidoscopica. E il canto degli uccelli sembrerà intonato da un flauto che suona la Quinta di Beethoven più che un flauto che intona una vecchia canzone popolare.
  3. Gemelli

    21 maggio – 20 giugno

    Non sono molti gli attori che hanno impersonato tanti personaggi diversi come il camaleontico Gemelli Johnny Depp. Da poliziotto corrotto a cioccolataio, da barbiere psicotico ad astronauta, è un modello di incoerenza, un maestro nel non imitare se stesso. Secondo la mia lettura dei presagi, in questo momento hai la licenza poetica di seguire il suo esempio. Negli ultimi due anni ci sono state poche occasioni in cui hai avuto questa grande libertà e il permesso di essere così molteplice, incostante e mutevole.
  4. Cancro

    21 giugno – 22 luglio

    La pop star Rihanna si è fatta tatuare sul collo la scritta in francese “rebelle fleur”, fiore ribelle. La polizia della grammatica ha protestato. Avrebbe voluto che scrivesse “fleur rebelle”, dato che in francese gli aggettivi seguono i sostantivi a cui si riferiscono. Ma credo che Rihanna lo sapesse. Invertendo l’ordine delle parole ha affermato il suo diritto a commettere allegri atti di ribellione. Nei prossimi giorni fa di “rebelle fleur” la tua nota dominante, Cancerino. Infrangi i tabù, man­da al diavolo il buon senso, ma sempre con grazia e fascino sbaraz­zino.
  5. Leone

    23 luglio – 22 agosto

    Dalle ricerche condotte da un gruppo di psicologi tedeschi è emerso che le superstizioni positive possono essere utili. Nel loro articolo per la rivista Psychological Science, dicono di aver scoperto che le persone convinte di essere in possesso di un portafortuna se la cavano meglio delle altre. Solo per il gusto di farlo, Leo­ne, e nel rispetto dei tuoi presagi astrali, metti alla prova questa ricerca: procurati un oggetto magico che stimoli la tua capacità di raggiungere il successo.
  6. Vergine

    23 agosto – 22 settembre

    Lo psicologo Carl Jung ha detto che siamo tutti collegati tra noi attraverso l’inconscio collettivo. La tua psiche e la mia hanno radici che affondano in profondità nella memoria e nelle capacità di tutto il genere umano. Secondo la mia lettura dei presagi, adesso le tue radici stanno funzionando più energicamente di quanto non facessero da tempo. Sei in contatto più intimo del solito con il pozzo primordiale delle possibilità. Significa che ora hai il potere di attingere a una forza magica che trascende le tue capacità personali. Forse potrebbero farti comodo fulmini liquidi, sogni d’ambrosia o un balsamo che guarisce fin dall’inizio dei tempi.
  7. Bilancia

    23 settembre – 22 ottobre

    Se vuoi avere un litro di latte direttamente dalla fonte, devi spremere le mammelle di una mucca più di trecento volte. Ti consiglio di usarla come metafora per il compito che ti aspetta. Ci vorranno un bel po’ di strizzate, tirate e strattoni per ottenere quello che desideri. Cerca di essere paziente e preciso mentre riempi la tua tazza poco a poco. Non c’è modo di affrettare il processo saltando qualche passaggio.
  8. Scorpione

    23 ottobre – 21 novembre

    “Beati i miti, perché erediteranno la terra”, dice la Bibbia. Questa frase non significa quello che pensa la maggior parte delle persone. La parola tradotta con “miti” in greco era praus, che nei tempi antichi si riferiva a una grande forza rigorosamente controllata. In questo senso, Scorpione, prevedo che stai per diventare molto “mite”, e stai per mettere la tua grandissima forza di volontà e la tua intelligenza al servizio disciplinato di una nobile causa.
  9. Sagittario

    22 novembre – 21 dicembre

    Il filosofo Friedrich Nietzsche ha scritto un libro intitolato Ecce homo: come si diventa ciò che si è. Mi piacerebbe che nelle prossime settimane tu pensassi molto al fatto che sei sulla buona strada per diventare ciò che eri destinato a essere. I presagi astrali indicano che sarai aiutato da un intuito speciale. Per ispirarti, potresti prendere in prestito alcuni titoli dei capitoli di Nietzsche: “Perché sono così saggio,” “Perché sono così intelligente” e “Perché sono un destino”.
  10. Capricorno

    22 dicembre – 19 gennaio

    Durante alcuni dei suoi concerti, la cantante del Capricorno Hayley Williams indossa una canottiera con la scritta “Brand new eyes” (Occhi nuovi di zecca). Ti esorto a considerare la possibilità di farne il tuo principio guida per un po’. Dichiarando apertamente l’intenzione di vedere il mondo con occhi nuovi, potrai vedere cose che finora per te sono state invisibili. Potrai scoprire segreti nascosti in bella vista e forse anche aprire una finestra dove prima c’era una parete vuota.
  11. Acquario

    20 gennaio – 18 febbraio

    Buona parte del mio ultimo libro, La pronoia è l’antidoto alla paranoia, non è consigliabile ai bambini. Ma c’è una storia che è proprio “vietata ai minori”. Non che sia pornografica: è una riflessione femminista sull’intimità spirituale, non un ammasso di volgari stereotipi. Eppure, quando è uscito il libro non sopportavo l’idea di inviarne una copia a certi miei parenti che si scandalizzano facilmente. Così sono arrivato a un onorevole compromesso: ho tagliato le nove pagine in questione con una lametta. Posso suggerirti di prendere in considerazione una modifica analoga nei tuoi impegni attuali, Acquario? In questo momento il tuo obiettivo principale è farti degli amici e influenzare le persone.
  12. Pesci

    19 febbraio – 20 marzo

    Nelle acque al largo della costa sudoccidentale dell’Africa, un piccolo pesce conosciuto come bearded goby è sempre stato preda delle meduse, almeno fino a poco tempo fa. Adesso questa specie un tempo mite, che si nutriva di fitoplancton, ha cambiato la situazione: banchetta con le meduse che prima banchettavano con lui. Gli scienziati non sanno perché. Prevedo uno sviluppo simile nella tua vita, Pesci. Non sono sicuro di come si presenterà. Forse potrai trarre profitto da qualcuno o qualcosa che ha sempre avuto un vantaggio su di te. Forse diventerai vincente laddove sei sempre stato perdente. O forse comincerai a trarre energia da una fonte che in passato ha succhiato le tue energie

domenica 28 novembre 2010

Tree of Mind - Ernst Von Glasersfeld VII





[SEGUE]


Considerazioni su spazio, tempo e concetto di identità
(parte settima)




In questo modello il concetto o come avrebbe detto Bentham, la finzione dell’identità individuale è l’elemento chiave nella costruzione mentale delle nozioni fondamentali di spazio e tempo. Entrambi nascono come corollari del cambiamento che avviene quando la relazione di ‘stessità’ è trasportata dal regno dell’esperienza del soggetto al regno fittizio della realtà indipendente. Mentre gli oggetti dell’esperienza possono, invece, essere confrontati l’uno con l’altro dal soggetto che riflette, e che può giudicare se sono gli stessi o sono diversi, gli oggetti posti al di là dell’interfaccia dell’esperienza non sono accessibili a nessuna operazione di questo tipo e devono, perciò, restare incomparabili nel significato originale della parola. Se nonostante la loro inaccessibilità si attribuisce ad essi un’identità individuale più o meno permanente, si deve necessariamente creare uno spazio “dove” gli oggetti possano risiedere e un tempo “durante” il quale essi conservino la loro identità “mentre” altre cose occupano l’attenzione del soggetto che  esperisce.

Incidentalmente questo modello getta anche una luce interessante sul concetto di cambiamento e di conseguenza, sul concetto di causalità. Per dire che i fiori sulla mia scrivania “sono appassiti” devo credere che le cose secche e cadenti che vedo ora sono le identiche cose che ho visto brillanti e bagnate di rugiada pochi giorni fa. Se sospettassi di una sostituzione, non potrei pensare esattamente ad un appassimento, né avrei motivo di cercare qualche agente che potrebbe avere provocato il cambiamento che non c’è stato. Infatti la costruzione del concetto di cambiamento richiede un giudizio del “differente” con riguardo ai due oggetti dell’esperienza che sono considerati essere uno, e lo stesso, nel senso dell’identità individuale. D’altra parte è proprio il concetto di cambiamento che rende possibile attribuire l’identità individuale agli oggetti dell’esperienza che sono considerati diversi. Effettivamente, quell’attribuzione qualche volta non ha niente a che fare con la stessità nel senso di equivalenza e potrebbe essere basata solamente su qualunque cosa che sia presa come prova di continuità.

Una persona la cui identità è messa in discussione perché gli anni di assenza lo hanno reso irriconoscibile alla sua famiglia, come ultima risorsa, racconterà dei ricordi di avvenimenti esperiti in loro compagnia. Più spesso sì che no, questo avrà la meglio, perché il possesso di ricordi specifici è accettato come prova inconfutabile di continuità individuale. (Non importa come appare o come sembra oggi – se ricorda come abbiamo scalato il muro e rubato le fragole dal giardino del vicino, deve essere mio fratello!). Potrebbe essere uno shock rendersi conto che questa “prova” è valida solo perché non crediamo nella telepatia. Se considerassimo possibile la trasmissione del pensiero, il ricordo non servirebbe più come prova di identità.

Una domanda che resta è sicuramente questa: perché dovremmo essere così desiderosi di investire gli oggetti dell’esperienza con una identità individuale? Potrebbero esserci diverse risposte, ma quella che mi sembra la più soddisfacente scaturisce dal suggerimento dato da William James quando parla di soggetti “che mettono a posto” la loro esperienza. Questo mettere a posto significa mettere ordine, cercare di sistemare. Qualsiasi forma prenda quello sforzo, deve essere basato sulla ripetizione, sull’astrazione delle regolarità, e perciò sull’assunto che l’esperienza ci permetterà sempre di conservare qualcosa costante. E quale può essere il modo più potente di mantenere un “oggetto” costante se non quello di dare semplicemente per scontato che, quando non lo stiamo sperimentando, l’oggetto deve restare l’individuo che era quando lo sperimentavamo? Quando le persone hanno fatto questo, per la prima volta, probabilmente non erano consapevoli di creare il mondo di “essere” che avrebbe fornito per sempre ai filosofi il problema irrisolvibile dell’ontologia.

ERNEST VON GLASERSFELD

(Monaco di Baviera, 8 marzo 1917 – Leverett, 12 novembre 2010) è stato un filosofo e cibernetico tedesco, vissuto a lungo in Irlanda, in Italia e negli Stati Uniti.

Professore Emerito di Psicologia all'Università della Georgia, Associato di Ricerca presso lo Scientific Reasoning Research Institute, e Professore Aggiunto nel Dipartimento di Psicologia dell'Università del Massachusetts, membro del Board of Trustees della Americans Society of Cybernetics, dalla quale ha ricevuto il McCulloch Memorial Award nel 1991.

Studioso della comunicazione uomo-animale e della traduzione meccanica, ha sviluppato il suo modello di costruttivismo radicale, secondo il quale si deve rinunciare all'ontologia. Contesta l'idea che la conoscenza umana debba perseguire una rappresentazione vera ed oggettiva di un mondo già esistente "in sé", poiché per dimostrare una tale verità sarebbe necessario confrontare ogni conoscenza con quella parte della realtà che essa dovrebbe rappresentare; cosa non possibile, poiché per fare questo confronto si dovrebbe conoscere la realtà così com'era prima di passare attraverso le operazioni del soggetto osservatore: in altre parole, si richiederebbe un confronto tra una cosa che si conosce ed un'altra che non è conoscibile.

Egli è convinto che i concetti che adoperiamo per "maneggiare" il mondo della nostra esperienza siano il risultato della nostra attività "costruttiva", nel corso della quale applichiamo una selezione negativa (principio di viabilità), eliminando tutto quello che non serve o non funziona, in modo che ciò che rimane alla fine risulti adatto, adoperabile o (come egli preferisce dire) “viabile”, cioè funzionalmente percorribile.

sabato 27 novembre 2010

Tree of Mind - Ernst Von Glasersfeld VI





[SEGUE]


Considerazioni su spazio, tempo e concetto di identità
(parte sesta)



La questione che rimane, allora, è questa: se un soggetto che esperisce può arrivare a concepire la ripetizione, cosa altro deve fare per concepire gli “oggetti” o, se vogliamo usare il termine tradizionale, le “cose in se stesse”?

Per sostenere che la cosa che sto prendendo è la stessa che avevo in mano ieri, anche se non è stata continuamente presente nel mio campo di esperienza, devo fare molte più operazioni di quelle necessarie per decidere che non c’è una differenza rilevante tra la cosa di oggi e quella di ieri. Ciò che serve è precisamente una costruzione mentale che può sostituire l’esperienza attuale con la presenza continua dell’oggetto. Una tale costruzione è complessa, perché deve soddisfare diverse condizioni. Per concepire la continuità di un oggetto che non viene  esperito continuamente, il soggetto conoscente deve, prima di tutto, avere uno strumento per riconoscere gli oggetti dell’esperienza quando essi appaiono di nuovo. Questo, naturalmente, è il meccanismo della ripetizione. Il ripetersi dei confronti che produce il giudizio “questo è un oggetto che ho esperito prima”, porterà all’astrazione di qualunque cosa sia stata usata per caratterizzare l’oggetto nelle sue ripetute apparizioni. A seconda di quali altri compiti un tale strumento di riconoscimento è chiamato a svolgere, esso è variamente chiamato: “modello”, “concetto” o “definizione”. Il punto importane nel presente contesto è che qualsiasi strumento di riconoscimento di questo tipo, una volta messo in funzione, potrebbe servire anche come “ri-presentazione”.

Insisto sul trattino, perché senza di esso la parola è stata usata in maniera ostinata da realisti più o meno ingenui che volevano farci credere che le rappresentazioni sono immagini mentali di cose che sono “là fuori”. Nel mio modo di parlare, invece, ri-presentazione significa semplicemente “presentare ancora”, ad un livello immaginario, qualcosa che non è disponibile come esperienza immediata.

Le ri-presentazioni giocano un ruolo importante nella percezione perché permettono a chi percepisce di “riconoscere” gli oggetti quando solo una parte dei loro componenti necessari è effettivamente percepita al momento. Le ri-presentazioni danno la possibilità di completare le esperienze cosicché queste esperienze possono essere considerate la ripetizione di un’esperienza precedente, e rendono possibile evocare, per esempio, un’esperienza visiva quando il campo visivo è vuoto. Ma – e voglio sottolinearlo – le ri-presentazioni consistono in niente altro che materiale sperimentale che, in una forma o in un’altra, esse producono come un re-play [la ripetizione di qualcosa che si è prima registrato  - n.d.t.]. Quindi, non ci sono le basi per presumere che le ri-presentazioni nascano come immagini interiori del mondo esterno; invece, sembra piuttosto plausibile che esse, costituiscano il materiale a cui il soggetto conoscente da forma nella costruzione della realtà.

Solo quando si è astratto dalle situazioni ripetute dell’esperienza una ri-presentazione più o meno permanente di un oggetto, si può avere la possibilità di concepire, in ogni senso, quell’oggetto come indipendente dal flusso della propria esperienza immediata. Tuttavia, tale indipendenza è precisamente ciò che deve essere in maniera specifica attribuito all’oggetto se si vuole pensarlo come un continuo incurante del suo essere  esperito.

L’attribuzione di quella indipendenza porta con sé la necessità di una ulteriore espansione concettuale. La continuità dell’oggetto implica il fatto che esso deve essere accessibile, almeno potenzialmente, anche quando non è nel campo dell’esperienza del soggetto. Questo per dire che ci deve essere un luogo dove l’oggetto può aspettare di essere esperito. Questo luogo, per definizione, si trova al di fuori della sfera dell’esperienza presente e costituisce ciò che ho definito “proto-spazio” perché non ha sistema metrico e non è, né più né meno, che uno spazio dove gli oggetti che hanno ricevuto una forma, possono ibernare quando non sono esperiti.

Usando delle espressioni metaforiche quali “aspettare” e “ibernare”, ho subdolamente introdotto il concetto di tempo. Ciò è, in verità, inevitabile. Tuttavia, è ancora un “proto-tempo” perché, come il concetto primitivo di spazio, non ha sistema metrico e serve per fornire niente di più della semplice continuità degli oggetti quando questi non sono essi stessi coinvolti nel flusso dell’esperienza immediata. Non fa niente di più che tessere un filo da un’apparizione all’altra, al di fuori e al di là della successione di oggetti ed eventi che il soggetto registra con deliberata consapevolezza. È come una seconda corsia nella quale ipotetiche continuità devono essere mantenute fuori dalla vista, come lo erano, mentre l’attenzione del soggetto si soffermava sul flusso dell’esperienza immediata. Questi fili ipotetici uniscono le lacune dell’esperienza nelle quali gli oggetti che essi uniscono non sono al momento  esperiti. Come tali, essi non costituiscono il tempo – sono semplici fili di identità individuale. Ma questi fili diventano un componente indispensabile della concezione del tempo quando, come fili di continuità, sono applicati nel susseguirsi delle esperienze correnti registrate tra le manifestazioni dei singoli oggetti che essi uniscono. Allora  sono improvvisamente visti correre lungo o attraverso quella successione di esperienze, prestando ad essa sia la continuità che la durata.

[CONTINUA]



mercoledì 17 novembre 2010

Tree of Mind - Ernst Von Glasersfeld IV





[SEGUE]

Considerazioni su spazio, tempo e concetto di identità 
(parte quarta)


A quanto ne so, analisi funzionali dei concetti furono fornite per la prima volta da Jeremy Bentham nella sua Theory of Fictions. È li che ho travato il seguente approfondimento:

«Nessuna coppia di entità di qualsiasi tipo può presentarsi alla mente simultaneamente (né può lo stesso oggetto presentarsi in tempi diversi) senza presentare l’idea di Relazione. Poiché la relazione è un’entità fittizia, che è prodotta, e si pone, così spesso con la mente, avendo percezione di un oggetto, si ottiene, nello stesso tempo o in qualche istante immediatamente successivo, la percezione di qualsiasi altro oggetto, o persino di quello stesso oggetto, se la percezione è accompagnata dalla percezione del suo essere lo stesso:  Diversità è nel primo caso il nome della relazione, Identità nell’altro caso. Ma dato che l’identità è solo la negazione della diversità, allora se, in nessuna situazione, ci fosse stata diversità, neppure, in ogni situazione alcuna idea come quella di identità sarebbe esistita».

Qui, Bentham non sembra avere trovato il modo più chiaro per dire ciò che aveva in mente. Quando sono arrivato a questo passaggio, ho dovuto leggerlo diverse volte prima che le cose andassero al loro posto. Ciò che egli aveva in mente è ovviamente al di là della mie possibilità o quelle di chiunque altro. Ma posso provare a interpretare ciò che deduco dalla sua affermazione.
La visione interna, che a me sembra così importante, è in qualche modo oscurata dall’ambiguità inerente alla parola “stesso”. A volte questa parola ha confuso i pensatori più chiari, perché non è il genere di ambiguità che è risolta abitualmente e facilmente dal contesto. Ci sono tuttavia dei contesti nei quali si rivela in modo chiaro. Prendete per esempio, le due affermazioni: “Questa è la stessa ragazza che ho visto ieri” e “ha comprato lo stesso vestito di sua sorella”. La ragazza è una e sempre la stessa, vista due volte; i vestiti sono due, considerati equivalenti in ogni aspetto che uno sceglie di considerare quando li si confronta.
“Stessità” e “Differenza” allora, si riferiscono alle relazioni, e le relazioni sono istituite o costruite dal soggetto che  esperisce. Qualsiasi costruzione di questo tipo è un fatto sequenziale, una successione di momenti di attenzione focalizzata della mente più l’attività della mente del porre in relazione.

Non ci sono due oggetti nel flusso dell’esperienza personale che, rispetto a qualche criterio, non possano essere considerati “gli stessi”, né ci sono due oggetti che non possano essere considerati, rispetto a qualche criterio, “differenti”. Colui che  esperisce è sempre libero di scegliere i criteri di similarità. Tuttavia, se e quando, uno decide di considerare due segmenti dell’esperienza come gli stessi, questa decisione di per sé non determina se uno li considera due esperienze di uno stesso oggetto singolo o due esperienze di due oggetti equivalenti.


[CONTINUA]